Persone

A Luglio mi sono rotta una caviglia.
Lì per lì mi ha fatto un male della madonna e non riuscivo a camminare, poi piano piano mi sono abituata, ho capito come dovevo muovermi: i primi giorni camminavo come un gambero facendo lo slalom tra la gente, poi ho capito come dovevo appoggiare il piede e sono andata avanti così. Ora non mi fa più male, ma a volte, togliendomi le scarpe o in alcune posizioni, sento ancora qualcosa: più che un dolore è un fastidio che mi ricorda la botta che ho preso.
Credo che i rapporti tra persone siano esattamente come la mia caviglia.
Quando ci allontaniamo da qualcuno che amiamo i primi momenti sono strazianti: non riusciamo ad andare avanti, ci sentiamo lacerati nel profondo, ci immobilizziamo incapaci di agire. Ma noi umani siamo creature forti e istintive, ed il nostro spirito di sopravvivenza ci bisbiglia “reagisci”, così iniziamo a comportarci in modo ridicolo pur di non sentire quel male, e facendo lo slalom nella vita, inganniamo quel dolore. 
Finalmente, dopo aver deformato il nostro modo di comportarci, capiamo: non dobbiamo cambiare la nostra andatura per non soffrire, dobbiamo tornare a camminare dritti e rassegnarci all’attesa, perché purtroppo è vero, soltanto il tempo sistema le cose, che si tratti di una caviglia rotta o di un cuore rotto.


Passerà del tempo e finalmente guarirà; un giorno camminando non sentiremo più nulla. Solo in alcune situazioni avvertiremo qualcosa, e più che un dolore sarà un fastidio pungente, un’irritante seccatura collaterale che ci trascineremo appresso a tempo indeterminato: il prezzo da pagare per aver avuto la fortuna di conoscere quel tipo di Amore che ha fatto vibrare le corde della nostra anima. 
E così, ricordandoci la botta che abbiamo preso, ci farà stare più attenti a non cadere più e ci insegnerà che nessuna condizione dell’anima è eterna: per quanto potremo stare male, alla fine vedremo sempre la luce.


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