Monthly Archives: settembre 2013

Successi

Ieri ho scoperto una cosa incredibile: avete presente Angry Birds? Quel fottutissimo gioco che ha fatto guadagnare decine di milioni di euro agli sviluppatori?
Ciò che ho sempre pensato di fronte a questo, così come di fronte a Ruzzle o ad altre grandi aziende di successo come Microsoft, Apple, Google, ecc.. È sempre stato: “Guarda che botta di culo… Questi hanno azzeccato il business giusto, al momento giusto, e in quattro e quattr’otto hanno fatto i milioni”.
Continuandoci a pensare però, come per ogni cosa che mi incuriosisce, decido di documentarmi, e dopo un attimo e scopro una cosa straordinaria: i creatori di Angry Birds, prima del successo dell’applicazione, hanno creato 51 app che si sono rivelate un fallimento una dopo l’altra. 51!


Prima di diventare milionari, hanno fallito non una, non due, non dieci, ma ben cinquantun volte.


La morale della favola qual è? La strada del successo non è assolutamente in discesa, non è piana, e neppure in salita. È un dedalo di labirinti verticali con mostri giganti, coltelli che volano, pavimenti di lava, ninja che ti attaccano, alieni che ti sparano, cose che vanno a puttane una dopo l’altra.
Le cose dovranno andare male un certo numero di volte prima che inizino ad andare bene; molte persone ti daranno contro, molte altre ti metteranno i bastoni tra le ruote, altri ancora ti diranno che le tue idee fanno schifo, che ciò che fai è penoso, non servirà mai a nulla, e che non ti porterà da nessuna parte.


La cosa più importante è tenere in mente questa storia, e sapere che per fare un passo avanti ne devi fare dieci indietro: sapere che il successo non sta nell’idea in sé, quanto nella perseveranza e nel prepararsi al fatto che gli eventi andranno esattamente al contrario rispetto a quanto tu abbia pianificato.


Allora, forse, ce la farai.


Certo che comunque potrebbe anche smettere di piovere però…


Persone

A Luglio mi sono rotta una caviglia.
Lì per lì mi ha fatto un male della madonna e non riuscivo a camminare, poi piano piano mi sono abituata, ho capito come dovevo muovermi: i primi giorni camminavo come un gambero facendo lo slalom tra la gente, poi ho capito come dovevo appoggiare il piede e sono andata avanti così. Ora non mi fa più male, ma a volte, togliendomi le scarpe o in alcune posizioni, sento ancora qualcosa: più che un dolore è un fastidio che mi ricorda la botta che ho preso.
Credo che i rapporti tra persone siano esattamente come la mia caviglia.
Quando ci allontaniamo da qualcuno che amiamo i primi momenti sono strazianti: non riusciamo ad andare avanti, ci sentiamo lacerati nel profondo, ci immobilizziamo incapaci di agire. Ma noi umani siamo creature forti e istintive, ed il nostro spirito di sopravvivenza ci bisbiglia “reagisci”, così iniziamo a comportarci in modo ridicolo pur di non sentire quel male, e facendo lo slalom nella vita, inganniamo quel dolore. 
Finalmente, dopo aver deformato il nostro modo di comportarci, capiamo: non dobbiamo cambiare la nostra andatura per non soffrire, dobbiamo tornare a camminare dritti e rassegnarci all’attesa, perché purtroppo è vero, soltanto il tempo sistema le cose, che si tratti di una caviglia rotta o di un cuore rotto.


Passerà del tempo e finalmente guarirà; un giorno camminando non sentiremo più nulla. Solo in alcune situazioni avvertiremo qualcosa, e più che un dolore sarà un fastidio pungente, un’irritante seccatura collaterale che ci trascineremo appresso a tempo indeterminato: il prezzo da pagare per aver avuto la fortuna di conoscere quel tipo di Amore che ha fatto vibrare le corde della nostra anima. 
E così, ricordandoci la botta che abbiamo preso, ci farà stare più attenti a non cadere più e ci insegnerà che nessuna condizione dell’anima è eterna: per quanto potremo stare male, alla fine vedremo sempre la luce.


Vita

Ieri sera quando sono tornata a casa ho fatto una cosa che non avevo mai fatto prima. In genere vado sempre di fretta, o perché ho sonno, o perché ho paura di avere qualche mostro alle spalle, o più semplicemente perché è tardi. Ieri sera mi sono trovata davanti al portone di casa, e mentre cercavo frettolosamente le chiavi, mi sono fermata.
Era buio ma la luna piena era bianchissima nel cielo e rendeva l’aria pulita e bella. C’era odore di erba appena tagliata. In lontananza sentivo la musica di un locale all’aperto, come quelle sere di Maggio in cui c’è sempre musica nell’aria e tutto freme di aspettativa. È stato un momento intrinsecamente bello, così intenso che mi ha fatta fermare, giuro sono stata almeno 5 minuti ferma a godere di quell’attimo. Allora ho pensato a quanto fosse meravigliosa la vita, che ti sorprende con la sua bellezza mentre cerchi le chiavi di casa, come un bacio all’improvviso.
Il mondo è pieno di impercettibili dettagli di cui non ci accorgiamo, ma che rendono la vita intimamente splendida: la colazione al bar la mattina presto, il cinema, Maggio, leggere un bel libro, la mattina, l’amore così intenso che diventa violenza, le risate di cuore, la frutta. 
Non dovremmo sprecare tempo ad esser tristi. Ogni cosa intorno a noi brilla di energia e vitalità e abbiamo l’obbligo di apprezzare tutto ciò che ci è stato dato, perché siamo gli esseri viventi più fortunati del Creato, abbiamo due braccia, due gambe, e un cervello, e già dovremmo essere felici solo per questo. Abbiamo mille fortune ma ci troviamo altri mille problemi, e quando li risolviamo ne troviamo altri, come se non sapessimo che tra qualche anno ne avremo di più seri e rimpiangeremo oggi, quando potevamo essere davvero, felici. 
Smettiamo quindi di essere tristi o arrabbiarci, stiamo perdendo tempo: la vita è troppo affascinante e troppo breve per essere vissuta male. Buona giornata a tutti.


“Per ogni minuto che ci arrabbiamo, perdiamo 60 secondi di felicità”

 

L’universo – La ripetitivit√†

universo

Dai recenti studi astronomici risulta che l’universo è formato da miliardi di galassie che, a loro volta, sono formate da miliardi di stelle e di pianeti.
Risulta anche che le distanze tra le stelle sono enormi.
Tutto ciò fa ritenere che si tratti di un organismo unico formato da atomi, cellule, organi.
Si dice che l’universo si sia formato da 14 miliardi di anni per effetto di una enorme esplosione dalla quale si sarebbe creata tutta la materia che ha formato stelle e pianeti.
Si dice anche che parallelo con l’universo vi sarebbe un altro universo simile.
Io non sono d’accordo sia con la prima sia con la seconda teoria.
Per quanto riguarda la creazione dell’universo dopo l’esplosione, resta da rispondere a molte domande.
Se la materia è stata creata dopo l’esplosione, dove si trovava prima dell’esplosione?
Se la materia si è creata dopo l’esplosione significa che prima non c’era nulla. Ciò contrasta con il principio che tutto si trasforma e nulla si crea.
Se all’inizio del tempo non c’era nulla e dopo l’esplosione si è creato il tutto, secondo il principio dei ricorsi un giorno si dovrebbe verificare una seconda esplosione.
E’, invece, logico e coerente ritenere che l’universo, l’insieme di galassie e di corpi celesti, costituisca un organismo di immense misure inconcepibili secondo i tempi e lo spazio conosciuti dall’uomo.
Questo organismo, di proporzioni per noi inconcepibili, sembra formato da materia che ricorda la composizione delle cellule a noi note.
Infatti le stelle e i pianeti potrebbero essere i protoni e i neutroni e i pianeti gli elettroni di un mondo immensamente più grande.
Il livello in cui noi viviamo potrebbe essere il livello atomico di una organismo più grande.
Se questa teoria è esatta allora si verrebbe a giustificare la struttura delle galassie e delle costellazioni che non sarebbero altro che le particelle subatomiche di un altro organismo inconcepibilmente immenso.
Non solo ma si avrebbe la spiegazione fisica della esistenza delle galassie e dei corpi che rappresenterebbero un insieme a livello atomico di un’altra lunghezza.
Non solo ma se la teoria si verificasse esatta, si avrebbe una ripetitività della struttura nel senso che il nostro livello costituirebbe la base di un altro livello superiore e nel livello superiore si avrebbero le stesse caratteristiche strutturali delle nostre galassie e tali galassie, inconcepibilmente enormi, potrebbero essere la base atomica di un organismo ancora immensamente più grande e, così di seguito, si avrebbe la ripetitività delle strutture all’infinito.
Per quanto riguarda l’universo parallelo la teoria stride con il concetto stesso di universo. Infatti per universo si intende il tutto, niente escluso, per cui se l’universo è il tutto, non si capisce come sia possibile che esista qualcosa a fianco del tutto.
Cioè se l’universo comprende, come dice il termine, tutto, significa che anche l’universo parallelo farebbe parte del nostro universo per cui, ciò esclude l’esistenza di un universo parallelo.

Esistenza

Ieri sera tornando a casa ho visto una cosa che mi ha fatto riflettere profondamente: sul vetro della porta di casa, tante zanzare appoggiate che continuavano a sbatterci contro sperando di entrare per succhiare un po’ di sangue. Allora ho aperto la porta per entrare, e ho notato che queste non entravano, continuavano a sbattere contro il vetro.


“Ma sono sceme?” ho pensato. Apro la porta e non ne approfittano, restano fuori a morire di fame. Anzi, continuano a picchiare contro lo stesso vetro.
Poi ho riflettuto e mi sono chiesta: “Ma una zanzara è in grado di capire il concetto di porta? Sa cosa sia un vetro? Riesce a comprendere il fatto che aprendo la porta può entrare?”
No. Ma non perché non conosce la “porta”, ma perché la sua intelligenza è troppo ridotta per arrivarvi; la sua mente non è in grado di comprenderlo, neanche se trovi un modo per insegnarglielo. Non capirà mai il funzionamento di un vetro o di una porta.


Così ho esteso il concetto all’uomo. 
E se anche noi non fossimo intelligenti a sufficienza per comprendere alcune cose? Come ad esempio l’universo che ci circonda, l’esistenza di Dio, la vita, la morte.. Come le zanzare che cercano disperatamente un sistema per entrare tramite quel vetro, così noi pratichiamo la ricerca scientifica e filosofica, ma tutto il nostro sforzo è volto a superare quel vetro per succhiare il sangue che c’è dall’altra parte e basta. Crediamo che il superare quel vetro sia il punto chiave della conoscenza e della comprensione delle leggi dell’esistenza, ma in tutto questo nostro sforzo non ci rendiamo conto di quali altre cose infinitamente complesse esistano attorno a quel vetro. 


Il punto chiave del mio pensiero non è il fatto che alcuni meccanismi dell’Universo ci siano ancora ignoti, ma è la consapevolezza che non siamo proprio fatti per capirli. Non abbiamo gli strumenti. Il nostro cervello è troppo piccolo per poter accogliere contenuti tanto grandi. 
Quando supereremo il vetro, crederemo di aver vinto e di aver scoperto ogni cosa, così come una zanzara che per puro caso è passata dall’altra parte della porta e tornerà a casa con la pancia piena. 
Ma non ci saremo minimamente resi conto dell’Essere superiore che in quel momento ha aperto la porta di casa perché tornava a casa dopo una giornata di studio in biblioteca e di tutto il mondo che esiste dietro..


Chiara Serena

Stamattina mentre mi preparavo è passata alla radio questa canzone, e mi è tornato in mente Maggio. Ricordi? Io mi ero trasferita a vivere da te e facevamo qualsiasi cosa insieme; ogni mattina andavamo all’Auditorium a studiare quel mattone di Diritto Privato tra una sigaretta e un caffè, e dopo appuntamento fisso al Carota fino a cena. Le giornate si allungavano, e quel clima di aspettativa e spensieratezza profumava l’aria tiepida che entrava dai finestrini mentre ogni sera cercavamo parcheggio davanti allo stadio per andare agli Internazionali; e quando di notte tornavamo a casa, ci fiondavamo subito in cucina a mangiare, a fumare sigarette su sigarette, e a parlare fino a tardi, mentre Marmotta saltava ovunque fino a quando, finalmente, si addormentava anche lui.. 
Ed il giorno dopo stessa storia, ogni momento insieme, tutto diviso, e i soldi in cassa comune per poter fare benzina, per prenderci un caffè in più, o più semplicemente per tirare avanti. Passavamo più tempo dentro la macchina che fuori, a girare per Roma mentre imparavamo a memoria tutto ciò che davano alla radio, ed ogni volta che passava questa canzone, alzavamo ancora di più il volume e sentivamo che l’Estate stava arrivando.. Che bel periodo.


“Like the legend of the phoenix 
All ends with beginnings”


Il senso della vita

A volte, mentre sto in macchina da sola e ascolto alcune canzoni, con gli occhi sull’asfalto e la mente tra le foglie dei pioppi di Roma, inizio a viaggiare, e la mia testa si riempie di domande; è giusto continuare così? Che senso ha la vita che ho condotto finora? Che motivo ha la mia esistenza nel mondo? È giusto cercare la felicità di una sera nel fondo di un bicchiere, oppure dovremmo impegnarci per cercare una serenità più duratura? Qualche filosofo latino risponderebbe stoicamente che dobbiamo essere forti e dominare gli istinti per raggiungere la felicità, qualche altro coglione di passaggio verrebbe da te e ti direbbe “carpe diem”, ma credo che se ci mettiamo a carpire tutti quei dies, la vita altro non diventa che un susseguirsi di momenti piacevoli fine a loro stessi, quando invece dovremmo trasformarla in qualcosa di più.
I ragazzi oggi si appellano a tutti quei personaggi storici che hanno reso legittimo il cazzeggio quali Orazio o Oscar Wilde (che con le sue cazzate è morto solo, povero, e gay), e ci sentiamo giustificati dal fatto che la vita è “una sola”, e quindi continuiamo a viverla allo stremo comportandoci come se invece ne avessimo centomila. Così, tra le strade di Roma, sono arrivata alla conclusione che è la disperata voglia di stare bene che ci fa stare sempre più male: la ricerca di una stabilita emotiva che non siamo riusciti a trovare a causa di relazioni malate, famiglie inesistenti, o amicizie sbagliate, che si conclude ogni sera nello stesso modo; e quindi, forse, dovremmo soltanto smetterla. Smettere di cercare, smettere di bramare, smettere di lasciarci dominare dai nostri impulsi, smettere di cogliere ogni volta quel fottuto diem, perché la Felicità non si trova in una risata a tarda notte, in un brivido in più, o nel fondo di un bicchiere, ma si trova nel fondo della propria anima.

« Older Entries