Monthly Archives: ottobre 2013

Il valore della vita

Ieri sera stavo a cena con i miei, e dalla tv accesa è passata la pubblicità dell’Ikea: un bambino si sveglia di notte, e girovaga in pigiama nella sua pieghevole casa Ikea da 50 metri quadri nella quale c’entra perfettamente tutto, albero di Natale sullo sfondo compreso. Alla fine c’era una scritta natalizia, e leggendola mi è presa una tristezza infinita.. Ancora deve venire Halloween, e l’Ikea già fa le pubblicità natalizie? Di questo passo tra un paio di mesi andremo al supermercato e tra gli addobbi natalizi spunteranno timidamente i musi dorati dei conigli di Pasqua Lindt, pronti a dirci “Ehi! Non è ancora Natale ma noi siamo già qui! Vuoi anche prenotare le vacanze estive già che ci siamo?”. Così, intorpidita da questa inquietante fantasia, ho iniziato a riflettere su quante volte mi siano capitate cose del genere, ed ho realizzato che è da tutta la vita che accade: quando siamo piccoli compriamo i giornaletti che ci fanno aspirare alla vita da adolescenti, da adolescenti non vediamo l’ora di andare all’università perché così “mi gestisco io”, oggi vedo ragazze della mia età che si spalmano in tv creme antirughe, e ad Halloween per l’Ikea è già Natale, e mentre io non capisco in quale cavolo di festività sono (Halloween? Natale? Giorno del Ringraziamento? Sagra del fungo porcino?), accendo la tv e un brizzolato padre di famiglia si aggira su autostrade anonime nel suo arrogantissimo SUV facendoti vedere quanto sarai fico anche tu a 50 anni su quell’auto che quando potrai permettertela col tuo lavoro sarà già da rottamare.
E poi arriva la sera, e tornando a casa per via di Vigna Stelluti, ferma nel traffico mi volto, e noto la tristanzuola insegna delle pompe funebri che si erge mestamente accanto a me, ultimo baluardo di ciò che è possibile sponsorizzare: la morte.


Così, persa nei miei viaggi mentali causati dal bambino in pigiama dell’Ikea, ho capito perché l’essere umano non è mai felice: di natura l’uomo è predisposto alla ricerca perenne finalizzata all’evoluzione, ma poi la società ha strumentalizzato questa facoltà meravigliosa per finalizzarla al commercio, rendendo l’uomo una creatura ricca fuori ed infelice dentro. 
L’ambiente ci bombarda continuamente di stimoli che generano insoddisfazione e quindi nuova ricerca, e sono ovunque: in tv, alla radio, sui cartelloni stradali, dietro le copertine dei libri: ovunque c’è marketing. E noi corriamo, corriamo come un criceto sulla ruota che non arriva mai da nessuna parte, e mentre ci affanniamo nella nostra corsa verso il nuovo iPhone o verso la stessa cosa che già avevamo prima ma impacchettata in modo diverso, non ci accorgiamo di ciò che già stringiamo tra le mani. 
E sapete che c’è? Questa cosa mi fa arrabbiare tantissimo. 
Le persone che mi circondano guardano sempre indietro citando i “bei tempi andati” rovinando il presente per un passato che tanto non avrà futuro, mentre dall’altra parte il fantasmino di Steve Jobs mi dice che devo assolutamente poter mettere la mia impronta digitale sul suo cavolo di telefono (Obama non avrai mai le mie impronte), e nessuno che si accorge di quante cose che abbiamo ora tra le mani, nel Presente. Siamo vivi, nati nella capitale di un paese evoluto, in salute, non c’è guerra, ed il pane a tavola non manca mai, e anziché ringraziare Dio ogni giorno soltanto per averci dato tutte queste fortune sappiamo solo lamentarci, annebbiati dall’insoddisfazione cieca e cronica che non sa vedere che ció di cui abbiamo bisogno ce l’abbiamo già, proprio ora tra le mani. Dobbiamo solo saperlo apprezzare.
Svegliatevi presto una mattina, spalancate la finestra, e respirate a pieni polmoni: questa vita è bellissima cristo, ed è una soltanto. 


Se non diamo valore oggi a ciò che abbiamo, un giorno ci lamenteremo per averlo perso.


…e tutto questo lo pensa anche il bambino dell’Ikea, che avrebbe voluto mascherarsi per Halloween e invece l’hanno spiattellato sotto un albero di Natale quando oggi c’erano 30’ gradi all’ombra.

Benzinaio

Per la prima volta in tutta la mia vita ho così tanta benzina alla macchina che, mentre la stavo facendo al Self Service, il marocchino viene da me e mi fa “pieno!” E io credendo che volesse incularmi ho continuato a metterla, finché ne é uscito un rivolo dal serbatoio…


Tu chiamale se vuoi, emozioni.

 

Tenerezza

A volte mi capita di essere presa da un sentimento di tenerezza verso tutto il mondo, e penso a quanto voglio bene alle persone, penso che mi dispiace di aver fatto scappare il gatto perché mia mamma ci rimane male, penso che vorrei fare un regalo a mia nonna, al fatto che quell’amica con cui ho litigato forse un po’ ragione ce l’aveva. Così chiamo mia madre per dirle solo che le voglio bene, e lei mi sbrocca e riattacca. Incontro la mia amica e continua a comportarsi di merda davanti ai miei occhi, cagna infame. La gente la schifo. Mia nonna.. Mia nonna è l’unica che si salva. Le nonne si salvano sempre.


Buongiorno


Auto nuova

Oggi mi sono comprata un’auto nuova, e sono davvero felicissima. 


Da quando 3 anni fa ho preso la patente, ho sempre guidando una station wagon orribile, nella quale più e più persone hanno collassato, sbrattato, dormito, scopato, mangiato, pianto, viaggiato, vissuto. Nella mia macchina sono passate sostanze stupefacenti ed alcolici di ogni genere, ad ogni serata si andava con la mia, il tettino è infossato perché ci abbiamo ballato sopra, storie d’amore sono iniziate e finite su quei sedili, e troppe sere che sono rimasta chiusa fuori casa ci ho dovuto dormire dentro, con il riscaldamento acceso e la batteria che andava a puttane. 


L’auto per me è sempre stata più di una casa, e anche se faceva schifo, ora sono davvero triste di non averla più: un’era è finita; tra le bottiglie di vino nelle tasche posteriori e le brasche di sigaretta sulla tappezzeria, quei sedili sono impregnati di ricordi quanto il mio cuore, ed oggi mi mancano da impazzire; ma pensandoci bene, è proprio quell’insolita sensazione di tristezza legata ai ricordi più belli, che mi sta facendo realizzare che vita fantastica abbia avuto finora.


Amore

Qualche sera fa stavo sul letto, e prima di addormentarmi mi sono fatta un giro tra i profili di vecchi amici e foto di anni fa, e tra una cosa e l’altra sono arrivata al 2008. L’anno del Mameli, dei miei 16 anni, del Museum, e della macchinetta ferma sul ponte di Corso Francia a fare foto mentre il Tevere esondava a Dicembre. Tra quelle foto ce ne erano tante con una mia vecchia amica che non sento più, e vedendole non ho potuto che provare un po’ di dispiacere. Così, dopo una stretta al cuore, penso: che fine ha fatto tutto l’affetto che ho provato per lei? Se lì per lì eravamo così amiche, come facciamo ora a non esserlo più? Poi dall’amicizia ho esteso il concetto all’amore: quando amiamo qualcuno, proviamo una forza vivissima dentro di noi, ma quando quel rapporto finisce, dove sta tutto quel qualcosa che si è propagato da noi stessi e si è diretto verso persona interessata?


Facendomi queste domande sono arrivata alla conclusione che l’amore esiste, ma che l’uomo non ha ancora i mezzi per esercitarlo.
Se quel qualcosa che si proclamava tanto grande, è scomparso senza lasciare traccia, allora neanche mentre lo si dichiarava, esisteva realmente.
Infatti l’amore non è un sentimento ma una condizione dell’anima, che può attraversarci o meno, e non ha metro di misura, è come la morte o l’infinito: non si è tanto morti, come l’infinito non è piccolo o grande, così come non si ama tanto o non si ama poco. Sono stati dell’essere che non hanno estensione, durata, e fine; ci si entra e basta.
Ma quindi, una volta che entriamo in questa condizione, non possiamo uscirne, giusto?
L’ingranaggio rotto di questo meccanismo sta nel fatto che l’uomo potrebbe sopportare la stabilità perenne di tale condizione solo se fosse una creatura perfetta: l’amore per essere eterno e perfetto, ha bisogno di una piattaforma eterna e perfetta, cosa che l’uomo a causa della vecchiaia e dei suoi inevitabili difetti, non è; un po’ come se oggi provaste a giocare a GTA V sulla prima Play Station sulla quale giocavo io a Spyro in 3’ elementare, o sul pc dove le tette di Lara Croft (Tomb Raider) erano triangolari. Non si può.


L’amore esiste, e probabilmente è anche più tangibile di quanto crediamo, proprio come le miliardi di cose reali che non possiamo vedere, tipo le onde radio, i raggi ultravioletti, o il campo elettromagnetico: per captare quel tipo di segnali l’uomo ha sviluppato scientificamente dei ricevitori, mentre per captare l’amore non abbiamo ancora nessuna parabola… La nostra mente è ancora troppo limitata per poter accogliere concetti tanto grandi, e noi siamo ancora troppo primitivi per poter assorbire fenomeni così incompresi.


Un giorno arriverà, ne sono sicura: ci evolveremo, non avremo più pregiudizi, non seguiremo più morali, non ci saranno più tabù, odi, paure. La nostra mente si aprirà, e saremo pronti per tutte quelle cose che ancora non capiamo. Intanto per il momento, continuiamo a sperimentare e a metterci alla prova.